mercoledì 18 gennaio 2012

Il sesto continente: il mondo dell'autopilota



Scrivo questo a partire dalla pluralità dei valori, dei punti di vista politici, economici, sociali e culturali che sono presenti nello spazio digitale. Quasi direi che la presenza del cellulare e l’internet, che agevola la mobilità dell’uomo, hanno cambiato la struttura della personalità dell’uomo e il suo modo di esistere. Però, quando ho tentato di definire in modo preciso quale identità dei soggetti che sono presenti, quasi non ho afferrato granché. C’è la fluidità del carattere, visto che questo offre un mondo plurale e relativo. C’è chi entra nel mondo digitale per una curiosità, per passa tempo o per altri motivi più seri.
La pluralità si percepisce dalle diversità dei valori, degli elementi proposti, dei punti di partenza, degli obiettivi da raggiungere, dei motori che fanno muovere le persone o le enti che sono presenti in questo villaggio digitale.
Chi resiste per un lungo tempo? La garantita della sopravvivenza sta nel creare e costruire un fondamento solido, una buona resistenza e un valore al di là del visibile per affrontare i valori del secolo che adora: la gola, la lussuria, l’avarizia, l’ira, la tristezza, l’accidia, la vanagloria, la superbia, o nell’altro linguaggio contestuale: il consumismo, il conformismo, la spudoratezza, la sesso mania, la sociopatia, il diniego e il vuoto[1].
La varietà degli obiettivi e la pluralità dei mezzi per raggiungerli mi stimola a vedere il sistema dell’autopilota in questo spazio digitale. Sappiamo che questo sistema è stato programmato per raggiungere un certo obbiettivo senza bisogno di esser aiutato dai fattori esterni. Potrebbero essere che questo trascuri le condizioni esterni che ostacolano il processo.
Nelle rete sociali, la trappola aperta è il se ne freghismo. Un blogger, che continua a bloggare le sue pagine per raggiungere un certo obbiettivo, rimanendo fuori dalla rete delle comunicazioni, acquisterebbe un risultato meno efficiente. Un facebookers può scrivere ciò che vuole nella sua bacheca o dare i commenti nelle bacheche dei suoi amici liberamente, ma egli non può trascurare l’altro che è diverso da lui. Entrare nelle reti significa andare fuori e vivere con l’altro, considerando le situazioni intorno.
Inoltre, quale identità e fiducia ci offre da questo mondo fluido? È difficile fare un sommario. Questo lavoro è come catturare le anguille con le mani nude. Il problema non è l’oggetto, né il mondo, né il luogo, ma i soggetti stessi, familiari come gli abitanti digitali. Questo problema si approfondisce così: Come si struttura la sua personalità? Quali sono i suoi punti di orientamento? Su quale base egli fonda la sua esistenza e il suo stare insieme con altri? Quale identità di chi abita nello spazio digitale?
La domanda dell’identità digitale è il centro della nostra attenzione adesso, di fronte alla cultura dell’autosufficienza e del relativismo in modo automatico che penetra in  tutti gli aspetti della vita dell’uomo dinanzi ai valori, alle culture, alle fedi, agli stili di vita ecc.  L’identità digitale influisce la vita personale e professionale.[2] Spero che non diventi un sistema autopilota della persona stessa, visto che chiunque si muova come il vento e nessuno sappia da dove viene e dove va perché tutte le cose ci sembrerebbero automatico. L’immagine ideale dovrebbe essere una persona di carattere forte che possiede dei valori sicuri su cui potrebbe accedere il motore ed avere l’atteggiamento critico per affrontare la filosofia light e la liquidità del contesto.
Lo sviluppo di tecnologia trasforma la struttura dell’uomo, che è libero, non programmato e ha bisogno di una guida. L’immagine del cammino dei due discepoli verso emaus (Lc 24) potrebbe essere il nostro punto di guida.[3] Prima di essere cristiano nel mondo digitale, utilizzando gli strumenti digitali presenti in mezzo a noi, è indispensabile stare insieme e vivere con l’altro per primo, accogliendo le sue diversità e coltivando gli atteggiamenti aperti di fronte a tutti coloro che sono diversi da noi. Così, entrando nel mondo autopilota, egli non si inserisce come uno spettatore del teatro delle ombre, ma è colui che fa muovere la scena. È colui che ha una personalità e vive con gli atteggiamenti critici per edificare il villaggio digitale.

Bibliografia
Ø Evagrio Pontico, Sentenze e gli otto spiriti della malvagità, Roma, Città nuova 2010.
Ø Forte, B., «Sulla via di Emmaus», in il Regno LVI (2011) 676-679
Ø Galimberti, U., I vizi moderni e i nuovi vizi, Milano, Feltrinelli 2009
Ø Massarotto, M., Social Network: costruire e comunicare identità in Rete, Milano, Apogeo 2011


[1] Galimberti, U., I vizi moderni e i nuovi vizi, Milano, Feltrinelli 2009
[2] Massarotto, M., Social Network: costruire e comunicare identità in Rete, Milano, Apogeo 2011, 118
[3] Forte, B., «Sulla via di Emmaus», in il Regno LVI (2011) 676-679