mercoledì 7 dicembre 2011

Blogger: un missionario che gioca all'aperto


Come si relaziona il cervello spirituale e quello tecnologico nell’articolo di P. Antonio Spadaro intitolato «homo tecnologicus, homo spiritualis»? La frase che stimola la mia riflessione dall’autore è questa: Il cristiano, quindi, è chiamato a comprendere la natura profonda, la vocazione stessa della tecnologie digitali in relazione allo vita dello spirito.
Cerco di capire il nucleo della questione, ma poi allungo l’argomento alla felicità da continuare, rimanendo sempre nell’amore di Dio. In questo passaggio dall’esperienza spirituale con Dio e in Dio, un blogger porta con sé la sua identità cristiana e allo stesso tempo mette in rischio la propria pelle, visto che il suo blog è aperto a tutti.
Metto in rilievo in questo articolo il concetto “missionario” e “aperto”. In che modo entrambi le parole si coincidono nella persona stessa di un blogger cattolico.

Il campo che non è più palpabile …
Il primo concetto riguarda l’ambito in cui i blogger cristiani si trova. Spesso la definizione “il cortile delle genti”, “il sesto continente”, “gli abitanti digitali” o “la rete sociale” vuol dimostrare che la rete, wifi o internet non sono semplicemente i cavi collegati con le onde magnetiche, ma sono un ambiente abitato dalle persone reali invisibili. Di conseguenza, questo sistema può creare un movimento, può opprimere e divulgare un pensiero e può legare i sentimenti. Andando più avanti, si trasforma la vita di una persona o un popolo insieme con la sua cultura, il suo modo di esprimersi, le sue scale di valori per guardare Dio, il mondo, il suo prossimo e se stesso.

Un blogger ≈ un missionario ?!
L’agire missionario in questo ambiente è legato alla missione ricevuta dal battesimo, che viene confermato poi con la cresima: essere testimoni del Cristo Risorto. Di che missionarietà si tratta? Ricordiamo che essere cristiani significa non tanto imitare Gesù Cristo, ma anche seguirlo più da vicino e sboccia questa sequela alla condivisione. Come sperimento la mia vita da cristiano/a? Quale la sfida l’essere cristiano/a d’oggi nel contesto in cui mi sono inserito/a? In che modo Gesù Cristo diventa per me una guida e un punto di orientamento fisso su cui non posso vacillare? Questo aspetto spirituale - esperienziale è la chiave della condivisione senza cadere nella spiritualità cristiana dis-incarnata. Ricordiamo che Gesù Cristo si è incarnato in carne – sangue e ha scelto le vie dell’uomo come i sentieri che lo guida verso la resurrezione attraverso la croce.

Costruire identità capace a perseverare
Lo spazio aperto richiama l’immagine di un orizzonte di fronte, di un deserto, di un cielo azzurro senza fine, di un mare senza limiti. È un vuoto pieno senso. È in questo spazio un blogger è chiamato ad entrare, non tanto per dare, ma anche ricevere; non solo per testimoniare la sua fede e continuare l’esperienza della grazia che egli ha vissuto con il Signore, ma anche per accogliere i segni dei tempi e cercare di conoscere e tradurre la volontà del Signore per sé stesso, per il prossimo (i blogger) e anche per tutto il resto del mondo.
Ci sono tanti modelli da cui possiamo nutrire questa partenza per affrontare il vuoto, l’incertezza e l’indeterminatezza con una fede ferma: la partenza di Abramo, la partenza di Israele dall’Egitto e il suo ritorno dall’esilio di Babilonia, la fuga dei monaci in deserto, i monaci – missionari di san Colombano,  gli ordini mendicanti del secondo millennio, perfino alle figure dei missionari di oggi, caratterizzate dalla radicalità in ad gentes, ad extra e ad vitam.
Alcuni elementi da sottolineare nelle loro esperienze sono:
  • Andare fuori significa affrontare l’incertezza e il rischio
  • Un distacco dall’ambiente in cui è stato cresciuto comprende quello della distanza spaziale, dell’intervallo temporale, del mutamento dei legami.
  • Da solo con Dio: nel vuoto del deserto, Israele conosce e riconosce chi è il suo Dio attraverso tutto ciò che è successo lungo il cammino. Grazie a Mosè che si comporta come l’interprete.
  • Da solo – nella fraternità: i monaci vivono da soli, ma sono in una comunità fraterna. Nessuno può camminare da solo, ci vuole qualcuno che lo accompagna e qualche regola per avere sempre una giusta direzione.

Essere bloggers cattolici …
È una esperienza da continuare. Va bene, per un paese in cui è limitato la connessione alla rete, le modalità della testimonianza funzionano in modo diverso, avendo il motivo simile. Non per seguire il piacere, ma proprio per poter essere testimoni autorevoli del Vangelo secondo il contesto in cui siamo inseriti. La prima cosa da fare è quello di togliere il velo, che è quella paura che adombra la nostra identità. Certo, ciò non significa che dobbiamo lasciar perdere le cose, anzi, bisogna costruire i valori umani, consolidare le virtù cristiane e stare di fronte allo schermo con gli occhi aperti verso la coscienza e il cuore.
Tanto per finire, vi auguro di incontrare qualcuno e di poter condividere le vostre esperienze spirituali in modo tale che quella fede continua a crescere, raccontandola in questo vuoto abitato

alfonsus widhi
Jakarta, 8 dicembre 2011