Come si relaziona il cervello spirituale e quello tecnologico
nell’articolo di P. Antonio Spadaro intitolato «homo
tecnologicus, homo spiritualis»? La frase che stimola la mia riflessione dall’autore
è questa: Il cristiano, quindi, è
chiamato a comprendere la natura profonda, la vocazione stessa della
tecnologie digitali in relazione allo vita dello spirito.
Cerco di capire il nucleo della questione, ma poi allungo l’argomento
alla felicità da continuare, rimanendo sempre nell’amore di Dio. In questo
passaggio dall’esperienza spirituale con Dio e in Dio, un blogger porta con sé la
sua identità cristiana e allo stesso tempo mette in rischio la propria pelle,
visto che il suo blog è aperto a tutti.
Metto in rilievo in questo articolo il concetto “missionario” e
“aperto”. In che modo entrambi le parole si coincidono nella persona stessa di
un blogger cattolico.
Il campo che non è più palpabile …
Il primo concetto riguarda l’ambito in cui i blogger cristiani
si trova. Spesso la definizione “il cortile delle genti”, “il sesto
continente”, “gli abitanti digitali” o “la rete sociale” vuol dimostrare che la
rete, wifi o internet non sono semplicemente i cavi collegati con le onde
magnetiche, ma sono un ambiente abitato dalle persone reali invisibili. Di
conseguenza, questo sistema può creare un movimento, può opprimere e divulgare
un pensiero e può legare i sentimenti. Andando più avanti, si trasforma la vita di
una persona o un popolo insieme con la sua cultura, il suo modo di esprimersi, le
sue scale di valori per guardare Dio, il mondo, il suo prossimo e se stesso.
Un blogger ≈ un missionario ?!
L’agire missionario in questo ambiente è legato alla missione
ricevuta dal battesimo, che viene confermato poi con la cresima: essere
testimoni del Cristo Risorto. Di che missionarietà si tratta? Ricordiamo che
essere cristiani significa non tanto imitare Gesù Cristo, ma anche seguirlo più
da vicino e sboccia questa sequela alla condivisione. Come sperimento la mia
vita da cristiano/a? Quale la sfida l’essere cristiano/a d’oggi nel contesto in
cui mi sono inserito/a? In che modo Gesù Cristo diventa per me una guida e un
punto di orientamento fisso su cui non posso vacillare? Questo aspetto
spirituale - esperienziale è la chiave della condivisione senza cadere nella
spiritualità cristiana dis-incarnata. Ricordiamo che Gesù Cristo si è incarnato
in carne – sangue e ha scelto le vie dell’uomo come i sentieri che lo guida
verso la resurrezione attraverso la croce.
Costruire identità capace a perseverare
Lo spazio aperto richiama l’immagine di un orizzonte di fronte,
di un deserto, di un cielo azzurro senza fine, di un mare senza limiti. È un
vuoto pieno senso. È in questo spazio un blogger è chiamato ad entrare, non
tanto per dare, ma anche ricevere; non solo per testimoniare la sua fede e
continuare l’esperienza della grazia che egli ha vissuto con il Signore, ma
anche per accogliere i segni dei tempi e cercare di conoscere e tradurre la
volontà del Signore per sé stesso, per il prossimo (i blogger) e anche per
tutto il resto del mondo.
Ci sono tanti modelli da cui possiamo nutrire questa partenza
per affrontare il vuoto, l’incertezza e l’indeterminatezza con una fede ferma: la
partenza di Abramo, la partenza di Israele dall’Egitto e il suo ritorno
dall’esilio di Babilonia, la fuga dei monaci in deserto, i monaci – missionari
di san Colombano, gli ordini mendicanti del
secondo millennio, perfino alle figure dei missionari di oggi, caratterizzate
dalla radicalità in ad gentes, ad extra e
ad vitam.
Alcuni elementi da sottolineare nelle loro esperienze sono:
- Andare fuori significa affrontare l’incertezza e il rischio
- Un distacco dall’ambiente in cui è stato cresciuto comprende quello della distanza spaziale, dell’intervallo temporale, del mutamento dei legami.
- Da solo con Dio: nel vuoto del deserto, Israele conosce e riconosce chi è il suo Dio attraverso tutto ciò che è successo lungo il cammino. Grazie a Mosè che si comporta come l’interprete.
- Da solo – nella fraternità: i monaci vivono da soli, ma sono in una comunità fraterna. Nessuno può camminare da solo, ci vuole qualcuno che lo accompagna e qualche regola per avere sempre una giusta direzione.
Essere bloggers cattolici …
È una esperienza da continuare. Va bene, per un paese in cui è
limitato la connessione alla rete, le modalità della testimonianza funzionano
in modo diverso, avendo il motivo simile. Non per seguire il piacere, ma
proprio per poter essere testimoni autorevoli del Vangelo secondo il contesto
in cui siamo inseriti. La prima cosa da fare è quello di togliere il velo, che
è quella paura che adombra la nostra identità. Certo, ciò non significa che
dobbiamo lasciar perdere le cose, anzi, bisogna costruire i valori umani,
consolidare le virtù cristiane e stare di fronte allo schermo con gli occhi
aperti verso la coscienza e il cuore.
Tanto per finire, vi auguro di incontrare qualcuno e di poter
condividere le vostre esperienze spirituali in modo tale che quella fede
continua a crescere, raccontandola in questo vuoto abitato
alfonsus widhi
Jakarta, 8 dicembre 2011
