mercoledì 23 novembre 2011

l'anima dei navigatori nello cyberspazio


Come si collega l’esperienza di san Colombano con quella dei navigatori nello cyberspazio? Uno frase “non amiamo la via più della patria per non perdere la patria eterna” è stata una delle motivazione che gli ha spinto per lasciare la tranquillità del monastero di Bangor. Perché egli ha deciso di lasciare uno stile di vita buona, bella e solida con gli orari regolari per poi abbracciare le incertezze e le difficoltà del viaggio? La nostra vita è un pellegrinaggio verso il nostro Creatore e Redentore. La casa nostra non è su questa terra. La nostra comunità è quella celeste perché Dio ci ama per primo. Per sottolineare l’importanza della nostra appartenenza a Dio - e perciò la patria eterna è il fine più importante da abbracciare lunga la storia dell’uomo -, san Colombano si offre al martirio bianco: fare la conversione continua; avere la distanza dai beni terreni; vivere in sobrietà, coltivando la terra (coltivando le anime).

Come si descrive l’anime dei viaggiatori nello cyberspazio?

Innanzitutto, possiamo immaginare una grande rotonda all’incrocio oppure una vasca in cui i pesci si affrettano sempre nella stessa direzione. Fissata una sedia di fronte al computer, un viaggiatore riesce a scoprire il mondo fino a centinaia di chilometri, anzi egli può sfogliare le pagine del mondo senza confine! Il suo mondo non è più quella stanza di cinque metri quadrati, ma egli appartiene al mondo dell’al di là, ossia a quello che si presenta nello schermo. Non esiste più la vasca, la rotonda, il confine per un navigatore? Di quale mondo egli appartiene? Qual è la via e qual è la patria da giungere?

Di seguito, come si esprime le virtù di un buon navigatore? A volte c’è una doppia delle immagini nelle pubblicità dei prodotti. I linguaggi dello schermo offrono la bellezza, che spesso trascura la debolezza umana. È una cosa compromettente far vedere chi sono io come sono? Oppure c’è il problema della sicurezza che non è molto garantito nello spazio digitale, perché chi sa muoversi bene sono limitati a coloro che conoscono i suoi sentieri e le sue scorciatoie – o in altre parole –  sono gli esperti della tecnologia. L’esempio di san Colombano è stato favorito da un incontro personale attraverso un contatto faccia a faccia. Si riconosce la voce, la fisionomia, i gesti fisici, le emozioni, la personalità, il carattere della persona con cui si relaziona. Qui c’è il rischio? Certo! È diretto! Anzi, nelle difficoltà si nota la padronanza dell’uomo verso se stesso.

alfonsus widhiwiryawan, parma, 23 novembre 2011