Riflettendo su questo tema, provo a condividere con voi alcuni
pensieri dal punto di vista spirituale – contestuale. Non tanto concentrandosi
sull’aspetto verticale per eccellenza, cioè la parrocchia come un luogo del culto,
ma facendo riferimento alla sua sensibilità, al contesto attuale in cui la
parrocchia vive.
Il termine «bloggare» stesso è un linguaggio nuovo, sia nel
vocabolario italiano, sia nel linguaggio di un cammino spirituale cristiana. Di
che cosa si tratta? Già con il click del Papa
per avviare il news.va, si respira un’aria nuova. La
Chiesa si riconcilia con il mondo informatico, con gli strumenti digitale, con
la scienza? È una novità? NO! In quel semplice gesto del papa, la Chiesa indica
un nuovo linguaggio in questo terzo millennio da intraprendere. Altrimenti, si
è tagliati fuori.
Con questo articolo si vuole mettere in evidenza l’urgenza della
trasformazione sociale in un mondo che sta cambiando; si vuole evitare
l’aspetto pratico della gestione di una pagina web, per approfondire e capire
per quale e con quale spirito le persone decidono di bloggare la parrocchia.
I primi modelli di una vita parrocchiale vengono dati
dall’esempio dei primi cristiani in Atti 2,42-48. Gli elementi che
costituiscono questo stile di vita comunitario sono 1) ascoltare l’insegnamento,
2) unione fraterna, 3) frazione del pane 4) preghiere. Una delle ricchezze di
questa famiglia cristiana è la dinamica della vita comunitaria fondata sul
solido Gesù Cristo incarnato, crocefisso, morto, risorto che vive in mezzo a
noi. È una dinamica ricca di condivisione sapienziale, fraterna, sociale,
cordiale e di giustizia in cui ogni membro partecipa attivamente nell’unico
corpo mistico.
Soffermandoci sullo stile di vita di tale comunità, osserviamo
come questo modello di vita comunitario permette di non stancarsi mai; mentre
una persona è sveglia, l’altra può dormire; un gruppo si impegnato nella
pastorale dei bambini, l’altro si prende cura degli ammalati; quando metà della
comunità prega al mattino, l’altra metà rende visibile questa preghiera negli
atti di carità dal mezzogiorno. È una dinamica comunitaria dove ognuno può
contribuire a dare il meglio di sé per edificare la parrocchia (Cf. Ef
4,1-7.11-13). Di conseguenza, il parroco non deve fare tutto perché fare
il prete non è un lavoro. Il sacerdozio è un dono, così come l’essere laico
fa parte della ricchezza dei carismi dati alla Chiesa. Se la vita cristiana è
una vita «con Cristo, per Cristo e in Cristo», allora la dinamica della vita
spirituale è sempre un «cercare» e un «trovare» la volontà di Dio.[1]
Tutti allora sono chiamati a vivere secondo i doni ed i carismi donati da Dio
ad ognuno di noi nel contesto limitato dove siamo inseriti nella società.
I segni dei tempi indicano però una trasformazione affascinante.
Mi limito alla velocità dello sviluppo della tecnologia. Quando parliamo della
missione intesa come essere testimoni di Gesù Cristo, a volte ci dimentichiamo
che l’evangelizzazione è contestuale e risponde al bisogno delle persone che
stanno cercando Dio, quando prendiamo in considerazione anche il loro
aspetto culturale - sociale. In questo contesto, la tecnologia è il frutto
dell’intelligenza umana, che è il dono di Dio. Ci sono dei vantaggi e dei
svantaggi evidenti dentro questo nuovo continente digitale. Certo.
Questa realtà è discutibile, sappiamo come essa sta modificano il modo di
comunicazione e di relazione delle persone all’inizio di questo millennio. È
interessante vedere come lo stesso articolo può arrivare a più persone
contemporaneamente senza l’utilizzo della carta stampata e dei francobolli, ma
attraverso lo spazio dato gratuitamente
dal blogpost che accorcia il tempo della spedizione, rende possibile una
condivisione del messaggio quasi immediato, scavalcando così ogni limite
geografico.
Che cos’è un blog? Secondo wikipedia, il blog è «un sito web, generalmente gestito da una persona o da un ente, in cui
l’autore (blogger) pubblica più o meno periodicamente, come in una sorta
di diario online, i propri pensieri, opinioni, riflessioni, considerazioni
ed altro, assieme, eventualmente, ad altre tipologie di materiale elettronico
come immagini o video». Il carattere privato distingue la sua
presenza dai siti istituzionali della Chiesa, o specificamente della
parrocchia. Il compito principale dei blogger della parrocchia è vivere la
dinamica parrocchiale, osservarla con uno sguardo critico ed edificante e
condividerla nella rete. L’autorevolezza di questa analisi si acquista
soprattutto dalla base della rete sociale, che è la relazione vissuta concretamente
nella quotidianità.
Prima di andare avanti, importante soffermarsi sulla logica
dell’ hacker descritta nel libro di Pekka Himanen poi
ripresa da P. Antonio Spadaro
per spiegare come diventare un blogger della parrocchia. Alcuni elementi importanti
che un blogger parrocchiale deve avere:
- @ Bloggare la parrocchia è un lavoro? Il lavoro nella nostra epoca è «venerare la domenica», cioè elevare il lavoro come la cosa più importante nella vita. Si lavora per passare il tempo oppure si gusta il tempo, lavorando? Nei casi estremi, secondo Pekka Himanen partendo dalle nostre esperienze quotidiane, si arriva a rifiutare le persone più care. È normale? No! Lo spirito dell’ hacker propone una spiritualità del tempo e del lavoro vissuto da un’altra prospettiva. Si entra qui nella logica della passione e dell’ottimizzazione del tempo, dello spazio e della libertà. Bloggare la parrocchia è una passione con una certa determinazione per dare un contributo alla vita comunitaria. Certo c’è impegno, ma non si tratta soltanto di lavoro fisico-intelettuale. C’è anche la passione, il coinvolgimento del sentimento e dell’affetto che arricchisce il lavoro stesso. Di conseguenza, si scrive nel blog ciò che si vive; si proietta ciò che si desidera; si riflette ciò che è stato fatto.
- @ Fondamentale quindi lo spirito della condivisione: I contenuti del blog hanno un carattere pubblico. Questo offre qualcosa, lasciando lo spazio ai lettori per sviluppare gli argomenti. Invita poi i lettori per fare un passo ulteriore. È come l’idea filosofica di Socrate «maieutica techne», il suo mestiere è tirar fuori i pensieri personali e le idee originali, ossia aiutare gli altri a far nascere. In questo modo, la sapienza del maestro stimola gli allievi a crescere, non soltanto le teorie trasmesse che vengono sviluppate, ma innanzitutto la sua maturità per vedere, verificare e trattare gli argomenti. Questo metodo è al contrario della retorica e dell’arte dei sofisti che vogliono convincere gli altri con argomenti retorici e suggestivi. Se noi proviamo a bloggare la parrocchia, ricordiamoci che il mondo del blog è simile all’areopago. Siamo nella piazza comune in cui il sacro e il profano si incontrano e condividono qualcosa. Se gli altri blogger accolgono ciò che viene comunicato da un blogger, questo rende possibile costruire un legame, che è il nucleo della vita comunitaria.
Il parroco può gratificare la presenza dei blog della sua
parrocchia? Sì. Certo! È un segno evidente che egli «riconosca e promuova il ruolo che hanno i fedeli laici nella missione
della Chiesa, favorendo le loro associazioni che si propongono finalità
religiose» (CIC 529 § 2). P.
Federico Lombardi, il portavoce del Vaticano, racconta la sua esperienza così
durante l’incontro del Vatican Blogger Meeting: «devo dire che io sono molto
aiutato ogni giorno – per non dire ogni notte -, da uno di voi che è un blogger
molto esperto, che mi aiuta a fare questo monitoraggio ogni giorno. Ed ogni
mattina, dopo che ho celebrato la Messa, alle 7.30 mi trovo il suo contributo
molto sintetico di monitoraggio della rete e della blogosfera in poche pagine
che mi aiutano a capire in quale giornata informativa e comunicativa sto
entrando» (vedi il video).
È così che i fedeli, attraverso
questi impegni nella rete, «si sentano membri della diocesi e della Chiesa
universale, perché partecipino e sostengano le opere finalizzate a promuovere
la comunione» (CIC 529 § 2).
Per concludere, penso che sia favorevole richiamare la nostra
attenzione all’invito del nostro papa a sottolineare l’importanza di questo
impegno nel mondo della rete: «A voi, giovani, che quasi spontaneamente vi
trovate in sintonia con questi nuovi mezzi di comunicazione, spetta in
particolare il compito dell’ evangelizzazione di questo “continente digitale”.
Sappiate farvi carico con entusiasmo dell’annuncio del Vangelo ai vostri
coetanei! Voi conoscete le loro paure e le loro speranze, i loro entusiasmi e le
loro delusioni: il dono più prezioso che ad essi potete fare è di condividere
con loro la “buona novella” di un Dio che s’è fatto uomo, ha patito, è morto ed
è risorto per salvare l’umanità. Il cuore umano anela ad un mondo in cui regni
l’amore, dove i doni siano condivisi, dove si edifichi l’unità, dove la libertà
trovi il proprio significato nella verità e dove l’identità di ciascuno sia
realizzata in una comunione rispettosa. A queste attese la fede può dare risposta:
siatene gli araldi!» (Benedetto, PP. XVI, «Messaggio
della giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2009»)
Siti di riferimento
[1]
Cf. A. SAMPAIO COSTA, «Elección», in J.G. CASTRO, DEI, Bilbao – Santander
2007, 726-733.
alfonsus widhi, Parma - 5 ottobre 2011
Thanks to Stefania santoro
