La quotidianità, le relazioni, il lavoro, la casa e gli altri luoghi che si frequentano normalmente vanno vissuti spiritualmente per accorgersi in quale contesto si vive oggi. Stiamo vivendo l’inizio del terzo millennio. I primi due sono stati segnati da due grandi eventi nella storia: la nascita di Gesù Cristo seguita dalla persecuzione dei cristiani e la presenza dei francescani e dei domenicani che hanno trasformato la via della santità dalla cappella alla sala d’incontro, dal cammino personale in abbazia al cammino comunitario nella confraternita. Il nostro terzo millennio invece, è segnato da un nuovo linguaggio per trasmettere la fede, cioè internet, una piattaforma emergente che apre la possibilità di un dialogo, relativizzando il tempo, lo spazio e il luogo. La ricerca per approfondire questo linguaggio è ancora in corso in vari campi di studi. Le strade sono molto aperte ai giocatori che sono nati tecnologicamente in questo periodo di trasformazione.
Ci si è accorti però che «certi modi di gestire i mass media son pretestuosi nei confronti della verità e deleteri nei confronti della speranza».[1] I bloggers possono scrivere ciò che pensano, i programmers dei giochi possono offrire varie applicazioni secondo i gusti del mercato, i governi hanno la possibilità di spiare i sospettati o i nemici dello stato oppure i vari gruppi di certe correnti ideologiche possono promuovere una campagna per diffondere i loro messaggi. Il luogo della rete è una piazza pubblica in cui si può incontrare tutti e di tutto. Gli incontri e gli scontri tra la cultura degli utenti e la cultura libera, trasparente della rete sono inevitabili. Ci sono tante discussioni riguardo ad un evento, ad un oggetto o ad un principio qualsiasi. Il livello di sicurezza, di credibilità e di verità sono discutibili. È una nuova cultura in cui il passaggio dall’altare al mercato non va fatto automaticamente.
La crisi di fedeltà e di perseveranza, di defezione e di abbandono è nata a partire dall’abitudine di digerire quegli argomenti senza discernere oppure senza riconoscere e vivere personalmente la verità della vita cristiana. Qui stiamo esaminando innanzitutto le strade che possono condurre l’utente ai vizi capitali. Ciò significa che la crisi sopraccitata si espande innanzitutto verso tutti quelli che rischiano la propria vita per seguire Gesù Cristo incarnato, crocefisso, morto e risorto. Di seguito, Il pericolo dei media, nell’assenza del vissuto interiore, è quello di “spersonalizzare” l’uomo. È come la religione e le sue pratiche che non sono vissute personalmente. Un sacerdote che celebra la messa, che predica ma non prega, si svuota dentro. Il rito si riduce ad un mezzo meccanico. È impersonale. Si fa ma non si vive interiormente.
Ciò che viene approfondito qui non sono prima di tutto i sette vizi capitali ma le possibili modalità di deviazione che condurrebbero alla fecondità dei vizi. Queste modalità o vie sono interpretabili come i segni stradali di questa nuova piattaforma. Utilizzando lo stesso linguaggio, si può arrivare a notare la presenza di sette momenti che potrebbero condurre ai vizi capitali della nuova piattaforma.[2] Queste vie non sono di per sé negative, ma in modo esagerato, possono condurre alla confusione dell’anima. Il luogo prezioso di questa confusione è il cuore. In esso, si incontrano i sentimenti, gli affetti, le ragioni, i desideri propri dell’uomo, degli spiriti cattivi e di Dio. Un cuore, che sa prendere una decisione a partire dalla libertà e dalla disponibilità di sostenere le conseguenze, può determinare il modo di essere dell’uomo. Ascoltare il cuore significa anche seguire le affezioni disordinate, i principi della vita, la Verità evangelica oppure accogliere l’invito dello spirito maligno. La parola «ascoltare» viene seguita poi dal «discernere», che è distinguere, separare, catalogare le varie cose che vengono insieme, in modo tale che l’uomo possa conoscere la loro appartenenza e il loro scopo: il discernere lo conduce ad avvicinarsi a Dio o viceversa.
Analizziamo, perciò, ogni modalità su due livelli. Si parte dalle osservazioni dei fenomeni e poi si verticalizzano le riflessioni dal punto di vista della fede, ossia l’occhio del discepolo che ascolta l’insegnamento del suo maestro. Alla fine di questo articolo, verrà proposto un testo di un monaco del deserto del quarto secolo, Evagrio Pontico, che scrisse gli otto spiriti della malvagità. È un testo preliminare obbligatorio per chi vuol comprendere queste nuove sette vie d’accesso ai vizi nel mondo della rete.
[1] Giovanni Paolo II, PP., «Le comunicazioni sociali al servizio della responsabile libertà dell’uomo», 31 maggio 1981.
[2] Si può seguire San Giovanni Cassiano, Conlatio, 5, 2: CSEL 13, 121 (PL 49, 611) e San Gregorio Magno, Moralia in Iob, 31, 45, 87: CCL 143B, 1610 (PL 76, 621) che descrivono i sette vizi capitali che sono la superbia, l'avarizia, l'invidia, l'ira, la lussuria, la golosità, la pigrizia o accidia. Evagrio Pontico invece li descrive otto, aggiungendo la tristezza. Cf. Evagrio Pontico, Sentenze: le otto spiriti della malvagità, Città nuova; CCC 1866. Scarica i testi.
by Alfonsus Widhiwiryawan sx
@ Parma, Agosto 2011
