Lettura precedente: Le 7 vie dei vizi capitali della nuova piattaforma
L’abitudine di giocare con le applicazioni di violenza, ammirando la giusta rivendicazione violenta dall’ingiustizia (che a volte è più crudele), gustando la vittoria di un duello dei cartoni animati o provando la tristezza di fronte alla sconfitta di un gioco, è un fenomeno che tende alla dipendenza dell’affetto. L’accesso molto semplice viene proposto dalla piattaforma stessa, che dà la possibilità agli utenti di pubblicare un video, “appiccicare” le foto, scrivere i commenti, giocare con le applicazioni o accedere liberamente a ciò che la pubblicazione offre. Lo schermo della rete internet propone varie cose in modo tale che gli utenti possano utilizzare in modo responsabile ciò che serve per vivere. Quel piacere che si trova nell’accedere ad alcuni programmi, però, è la chiave che attira gli utenti della rete per tornare a giocare, per mettere alla prova i propri sentimenti e alla fine la macchina della rete crea un legame fissato con la persona che non ha la personalità e non ha la capacità della padronanza di sé.Il termine libertà però viene interpretato a volte non nel modo dovuto, ossia come lo spazio per esprimersi senza limiti e gli altri devono rispettare questa modalità di espressione, dimenticando che il limite della propria libertà è la libertà dell’altro, manipolando la verità, trascurando la giustizia e dimenticando l’amore. È qui che «la sfida dei mass media è aiutare l’ uomo a realizzarsi nella sua libertà responsabile, spesso sono espressione di potere che diventa oppressione».[1]
La tendenza antica della violenza rimane dentro al cuore dell’uomo. Si verifica questa inclinazione già nella storia antica di Caino – Abele (Gen 4), di un conservatore fariseo, Paolo (Atti 7,55-8,1) o recentemente, di Hitler. La violenza e la guerra possono trasformare uno studente delle elementari in una macchina micidiale o un buon seminarista in una bestia feroce. Nella loro storia, la violenza esplode fino ad eliminare la presenza dell’altro, ma comunque i problemi rimangono. Lo spirito del piccolo Abele non muore, ma continua a perseguitare l’ingiustizia compiuta da suo fratello. La persecuzione dei cristiani non riesce a far tacere la verità della loro fede. Una violenza genera una catena di rivendicazione che solo la forza del perdono può interrompere.[2] È difficile perdonare, perché la forza del perdono non è umano, anzi è di Dio. La capacità dell’uomo di dare un abbraccio a coloro che gli hanno fatto del male o ai suoi nemici, viene dalla debolezza del Crocefisso che il nostro Signore Gesù Cristo ha vissuto fino all’ultimo respiro. Questa è la prova della padronanza di sé, della capacità di addomesticare la tendenza violenta radicata in noi stessi sotto il giogo della legge del Crocefisso che libera.
La risposta classica, però, sostiene spesso la possibilità del diritto di rivendicazione piuttosto che dell’ obbligo, considerando, per esempio, la presenza dei film d’azione che si trovano facilmente in giro a due passi da casa. L’effetto domino di questa risposta è la possibilità del lavaggio del cervello senza che la persona se ne accorga, perfino si arriva a riconoscere la normalità nella rivendicazione! Nella cultura della rete sociale, le modalità di questo effetto trovano riparo oggi dalla cultura del rispetto, rifiutando la scala dei valori che viene rispettata per prima. Tutto Si riduce a l’agire fisico, visto che l’utente agisce di fronte allo schermo, mentre si sta sviluppando contemporaneamente una violenza contro la verità, il diritto della privacy, le norme morali ecc. Di conseguenza, se si creassero dei problemi sociali nel sesto continente o nella quotidianità, non bisogna dare la colpa alla macchina, con la sua complessità, della tecnologia avanzata. Di per sé la rete è neutrale come le altre creature sulla terra. Essa è una potenza molto favorevole per chi sa usufruirne in modo corretto, oppure al contrario, diventerà una boomerang per chi la trascura o la adopera per raggiungere un obbiettivo personale non condiviso dalle norme morali. Ritorna qui l’importanza dell’educazione alla cultura cibernetica, in modo tale che l’uomo possa avere una ferma e solida scala di verità.
alfonsus widhiwiryawan sx
Parma, agosto 2011
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[1] Cf. Giovanni Paolo II, PP., «Le comunicazioni sociali al servizio della responsabile libertà dell’uomo», 31 maggio 1981.
[2] Cf. Giovanni Paolo II, PP, «Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono», 1 gennaio 2002.