venerdì 26 agosto 2011

La 4° via: Il desiderio dell'onnipresente


In che modo si può essere presente, oltrepassando il limite del tempo e della distanza? Le varie applicazioni emergenti offrono le video chat che rendono possibili i vari incontri on-line faccia a faccia. Basta trovare la rete e accordarsi su un certo orario per mettersi in contatto. La rete risponde alla necessità dell’uomo per dialogare con l’altro finché vuole.  Se l’uomo volesse rimanere sempre nella rete 24 ore su 24, le varie applicazioni risponderebbero positivamente a questa richiesta. Basta un telefonino e chiunque può rintracciare dove sia una persona e in qualsiasi momento. Attenzione però quando si digitalizzano gli elementi dell’incontro personale con codici meccanici, arrivando a percepire  così una video chat come se fosse un incontro vero e proprio. È vero che attraverso Messenger, per esempio, le persone comunicano, si guardano in  faccia, si trasmettono i messaggi, si scambiano le idee, ma questo non significa che una video chat possa rimuovere il contatto personale. Il tatto diretto, il profumo delle emozioni, dei sentimenti, dei gesti del corpo umano percepiti con i cinque sensi si riduce, quindi,  ad un’immagine, una foto, un video e un suono. Si percepisce la video chat come se fosse uno pseudo incontro. Altre persone invece la vivono  come se fosse un incontro reale in cui si sposta l’integralità dell’incontro naturale in questo spazio digitale.
Questo fenomeno rappresenta l’essere sociale dell’uomo. Fin dalla sua nascita, egli è circondato dalle persone che lo aspettano. Non soltanto coloro che hanno bisogno della presenza del bambino, ma anche il bambino ha bisogno di uno specchio per poter conoscere se stesso. Specchiandosi nell’altro, egli esprime la sua umanità. La presenza del suo prossimo favorisce il suo cammino come persona. Essere uomo significa allora essere in alterità. Perciò, la vita comunitaria per lui è la condizione indispensabile per essere uomo.
Il viaggio di fraternità dei fratelli di Giuseppe nella Gn 42 descrive la fatica dell’incontro con l’altro, la bellezza della fraternità e il mistero di Dio che trasforma l’ostilità dei fratelli nell’amore maturo e solido. L’assenza di Giuseppe a casa rivela un cammino di purificazione che scopre il significato della presenza, del valore dell’incontro e della comunicazione personale in diretta. Questa assenza favorisce la maturazione dell’amore che soffre. Guarda le lacrime di Giuseppe dietro ai suoi fratelli quando vengono nel suo palazzo in Egitto (Gn 45). Queste lacrime di sofferenza non rivendicano, abusando del potere che Giuseppe ha conquistato. Anzi, egli rimane fermo nel suo posto e non prende il posto di Dio per giudicare l’amore debole dei suoi fratelli che odiavano la presenza di Giuseppe nella propria famiglia (Cf. Gn 37).
Il gioco dell’assenza e della presenza fa parte integrante della vita. Nell’assenza della presenza di una persona, si vive la memoria e il ricordo in cui questa persona era presente nella vita. Il fenomeno per drammatizzare il silenzio, la solitudine, la «non presenza» e anche la morte creano l’idea tragica della perdita. L’uomo teme quando deve perdere qualcosa e soprattutto qualcuno/a. È naturale questo, visto che la natura stessa dell’uomo è in relazione con l’altro. Questa esperienza assomiglia alla storia della morte di Gesù Cristo sulla croce, quando con la sua sepoltura fino alla domenica della resurrezione, lo sguardo dell’assenza si trasforma, credendo che la vita non finisce con la morte, con l’assenza. La sacralità  dell’incontro rispetta il gioco dell’assenza – presenza. In entrambi le parti è presente la vita.

by alfonsus widhiwiryawan sx
Parma, Agosto 2011
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