sabato 16 luglio 2011

Dalle ombre alla realtà

La bicicletta è già pronta. Adesso tocca a noi per pedalare e cercare la strada più effettiva per raggiungere il posto dove dobbiamo andare. Ormai non si smette mai di cercare sempre la nuova strada per poter annunciare Gesù Cristo a tutti. Lo scopo di questo testo è continuare la riflessione sull’uso della nuova piattaforma per seminare il messaggio del Vangelo. Potrebbe essere anche la reazione alla domanda di P. Antonio Spadaro sulla domanda «che cosa significa avere una esistenza virtuale, scritto nel suo blog cyberteologia ed è presente già nel suo libro «Web 2.0 Reti di relazione».

Questo articolo stesso è una prova per rispondere innanzitutto le cinque domande che mi sono arrivate da Mary Catherine Kennedy. Inizio a rispondere alle domande, considerando per primo l’approccio differente sulla piattaforma dei media tradizionali e sulla piattaforma dei media emergenti. Apparentemente sono due strumenti diversi di una tecnologia che facilita la vita dell’uomo. È proprio vero che questo sviluppo tecnologico rende la vita dell’uomo più umano, oppure schiavizza la dignità dell’uomo come immagine di Dio? È una domanda che ci conduce ad approfondire l’esperienza che l’uomo fa con entrambi le piattaforme.

Mi limito a rispondere alle cinque domande nel solco «dell’esperienza» come oggetto formale della spiritualità cristiana, innanzitutto nel cammino spirituale per costruire l’identità cristiana e per diventare testimoni digitali.

Lo sviluppo rapido della piattaforma moderna dei media porta con sé una trasformazione dell’approccio ai media stessi. L’idea di fondo è che la piattaforma dei nuovi media è un nuovo approccio alla tecnologia. Essa offre non soltanto gli strumenti, ma anche una cultura, un nuovo linguaggio, un nuovo ambiente; anzi, papa Benedetto XVI stesso la definisce come "sesto continente". Ciò significa che all’inizio di questo terzo millennio, utilizzare, usufruire ed entrare nel mondo dei media assomiglia a entrare in una terra nuova, in un paese straniero, in una cultura diversa, anzi, in un mondo nuovo.

Di conseguenza, la presenza dello sviluppo tecnologico, il cosiddetto «web 2.0», ci propone un nuovo approccio alla tecnologia. È qui che si nota la fine differenza che distingue l’approccio tra la piattaforma dei media tradizionali e quella dei media emergenti. Considerare la nuova tecnologia semplicemente come uno strumento significa trattare la tecnologia emergente con la mentalità del precedente millennio. Trattandola semplicemente come uno strumento, si rischia di ridurre la ricchezza e la sfida che i nuovi media ci offrono. Da questo punto di vista, cerco di rispondere alla prima e alla seconda domanda in modo semplice e spontaneo.

Posso dire che non tutto il testo è la farina del mio sacco. Non c’è qualcosa nuovo sotto il sole, ma ciò che distingue è il modo di elaborare i testi già scritti, i pensieri riflettuti e il contesto che si muovono come il fiume in cui mai uguale da un secondo all’altro.